Gabriella Bucco

I lavori di Lorenzo Vale rimandano ai quattro elementi della cosmogonia classica e si possono considerare “contenitori di pensieri”. Vale è un abile e colto pittore che guarda attentamente ai filoni figurativi delle avanguardie storiche.

Quadri realistici, dunque, che rappresentano figure umane, fiori, oggetti, animali dipinti con grande perizia tecnica, che rivelano gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia e la conoscenza approfondita della Storia dell’arte.

I vari soggetti sono immersi in una atmosfera immobile e silenziosa e per questo i quadri si devono osservare con calma per coglierne i particolari spesso accostati incongruamente tra loro per dare un senso di straniamento edi inquieta meraviglia.

La natura è dipinta in modo preciso, ma evoca significati misteriosi e simbolici: è questo il caso dell’opera “La belle au bois dormant”, una metafora dell’Italia sprofondata nel sonno, tra fiori surreali, presenza animali e colori che danno un senso ai sogni.

Tra le altre opere appese figurano delle tele dipinte ad olio su tavola che rappresentano l’acqua e nelle qualiVale sperimenta tutte le tonalità del blu: coloratissimi pesci da acquario e reperti archeologici sommersi evocano la profondità del mare e del nostro inconscio in cui metaforicamente ci immergiamo come ci invita a fare la reinterpretazione del Tuffatore di Peastum. Questa fa parte di una serie di otto acqueforti che dimostrano la padronanza da parte di Lorenzo Vale anche di questa tecnica complessa, desueta: nell’inquietante cigno occhio l’uomo e l’animale si compenetrano mentre l’acqua simboleggia l’inconscio freudiano.

In altri grandi oli su tela l’elemento della terra è rappresentato dai dipinti “I giardini segreti” tipici di Vale che raffigurano coloratissimi fiori, compenetrati tra loro in una sorta di horror vacui, tra cui sbucano volti umani, animali, insetti e volatili che riempiono e impreziosiscono le superfici.

L’aria è invece simboleggiata da cieli popolati da gazze ladre, metafisiche colombe, volatili appollaiati su alberi alchemici e da un ritratto del figlio Filippo “alla Magritte” sullo sfondo azzurro in cui volano stormi di bianche colombe.

Gabriella Bucco, a proposito de “I quattro elementi”, a cura di G. Colla, 2020