Lorenzo Vale nel suo percorso artistico ripropone il principio di una generante imitazione a vantaggio della sua visione onirica, straniando così l’apparenza del reale.
Il sapiente ritorno al “mestiere” nella riappropriazione della “tecnica” gli serve per gettare meglio i propri occhi al di là di un solo orizzonte tangibile. Affascinato dal potere catartico del mondo onirico, nei suoi “cifrati” cruciverba, passa dai cortei fantastici composti di animali e figure ai fiori, eterni nella loro capacità di rigenerarsi ed allusivi alla stessa vita dell’uomo nelle loro mutazioni stagionali.
L’inganno visivo è funzionale al senso concettuale assimilato al sogno, dove le giustapposizioni, che ad una prima lettura potrebbero apparire arbitrarie, impegnano occhi ed intelletto per interpretare una realtà quasi “virtuale”.
Lo straniamento del reale è una proposta non solo onirica ma anche ironica e critica che riscatta la banalità di una contemporaneità nella quale è attore e partecipe e dove rientra dopo aver sperimentato l’emozione di ricordi che non devono andare perduti.
Lo stile adottato infatti, non è una cifra esclusiva, ma assembla temi e soggetti dove sull’esito formale prevale un pensiero che lo sovraintende.
A chi guarda non è sottratta la possibilità di cogliere il virtuosismo tecnico ma anche quella di una riflessione nostalgica che rivive in noi in racconti della dimensione di parabola.
Gilberto Ganzer: Un rebus svelato, testo in Catalogo, 2015