Luca Nava

“PERCORSI SIGNIFICANTI VERSO UNA REALTÀ SIGNIFICATA.”

*Nel momento in cui ci si pone l’intento di compiere un percorso di qualsiasi natura

esso sia, questo verosimilmente si dispiega attraverso un itinerario che contempla

uno svariato numero di tappe e vissuti a loro volta reciprocamente connessi.

Che si tratti di una narrazione operata con linguaggio corrente piuttosto che per via

simbolico-metaforica, come accade ad esempio nei miti, si tratta sempre di operare

una scelta narrativa che consideri un punto di vista prevalente rispetto ad altri.

Questo non significa che altre considerazioni derivanti da altrettanti punti di vista

non siano sufficientemente valide o pertinenti per essere scelte come via narrativa,

ma piuttosto che quello prescelto si configura come il più adatto ad enfatizzare

alcuni importanti aspetti del contenuto di quella narrazione.

Ciò risulta tanto più vero se i contenuti narrati vengono veicolati per immagini, che a

loro volta divengono episodi coerenti a un’idea di fondo.

In definitiva si tratta di far convivere l’aspetto contenutistico-concettuale, diremmo il

significato di un’immagine e degli elementi che la compongono, con ciò che la

rappresenta in termini di fisicità, ossia si tratta di mettere in relazione il contenuto

significato e ciò a cui questo contenuto conferisce fisicamente forma: il suo aspetto

significante.

Nel caso delle opere dell’artista Friulano Lorenzo Vale, che presenta in questa

circostanza una selezione delle sue opere in terra di Lombardia, la scelta narrativa

adottata, richiede da parte dell’avventore una partecipazione attiva, ossia una

messa in gioco dei propri vissuti interiori e un passaggio di decodifica ineludibile al

fine della con-prensione dei contenuti delle opere.

Accostandosi con queste modalità alle realizzazioni di Vale, sempre più chiaramente

apparirà il significato complessivo delle tematiche nell’intero corpus di opere

presenti in mostra.

1:LA TECNICA AL SERVIZIO DI UN FINE SUPERIORE.

La sintassi derivante dal discorso dell’artista è definita dall’uso consapevole di una

“grammatica pittorica” finalizzata alla restituzione di uno spiccato nitore delle

superfici, unito alla pulizia formale del disegno.

Vale ottiene cosi un risultato per il tramite dei mezzi sopra citati che non lascia

spazio a fraintendimenti formali ma aprendo, come si diceva, a possibilità di

rintracciare vie interpretative non vere ma verosimili e presenze significanti,

(soprattutto se l’avventore all’opera riesce nell’operazione di transfert dei propri

vissuti su di essa) espresse dai contesti creatisi di volta in volta dai soggetti

impiegati per animarli. Le comparse nelle opere in definitiva assumono duplice valenza: ciò che significano in se per se e ciò che potrebbero significare in relazione ad altro, in cui questo

“altro” comprende anche e soprattutto l’esperienza, rievocata in memoria per il

tramite dell’opera, del fruitore della stessa.

Non di rado potrebbe accadere, di avvertire un senso di immediato appagamento

estetico, per altro questo aspetto merita di essere sottolineato, poiché per via

indiretta tale nitore invita a guardare oltre l’abito formale in cui l’opera si presenta.

In prima istanza è possibile considerare come Vale non abbia scelto la facile strada

dell’originalità inventiva fantasiosa e stravagante o del sensazionalismo: lontano del

suo fare l’intento di ammaliare con espedienti facenti leva sulla trasgressione.

Al contrario la forma di linguaggio scelto si presenta spesso ricca di riferimenti

all’arte dei secoli passati da cui trae valore concreto e incontestabile. Ma anche i

modelli dei tempi recenti non sono trascurati e tale scelta referenziale può, in

qualche caso, portare con se allusioni non sempre esplicite in chi non sia buon

conoscitore delle cose dell’arte.

Questo aspetto non limita assolutamente la godibilità delle opere anzi, la possibilità

dell’esistenza di un contenuto diverso da quello che l’evidenza degli occhi mostra,

diviene uno dei caratteri peculiari dell’espressione, che poi trova sviluppo con

coerente continuità nei cicli pittorici da Vale.

2:RIFERIMENTI COSTANTI ALLA TRADIZIONE DEI GRANDI MAESTRI.

Un esempio di quale sia l’ambito di riferimento nella tradizione artistica più

pregnante è l’opera dal titolo “PITTURA NERA (omaggio a Guercino)” nel quale ricorre

la citazione al pittore seicentesco di Cento di Ferrara e la riproposizione del suo noto

dipinto dal titolo “et in arcadia ego” dal forte significato allusivo alla caducità della

vita, che Vale sottolinea anche con il motivo floreale della rosa trasversale posta

fuori dal vaso, ancora turgida ma destinata, recisa cosi com’è senza nutrimento, a

sfiorire in breve tempo.

L’uovo che pende dalla destra alta del quadro richiama il simbolo di vita o meglio di

rinascita, nonché di richiamo e citazione del medesimo motivo ripreso nella pala

Montefeltro di Piero della Francesca della pinacoteca braidense.

Questi elementi citati a scopo esemplificativo evidenziano i riferimenti a contesti

culturali che denotano implicitamente una densa riflessione che l’opera di Vale

sempre tiene presente come riferimento, traendone solidità contenutistica anche

nella narrazione di vissuti e suggestione proprie e,in quanto tali, appartenenti alla

contemporaneità.

In questa composizione infine, posto su di un piano inclinato dietro il quale si chiude

il fondo, obbligando lo sguardo sulla composizione immanente, presenzia anche un

vaso posto su di un panno i cui spiegazzi la cui morbidezza è resa con padronanza di

mezzi e maestria.

In questo modo insieme agli altri oggetti, il vaso si pone come un elemento che deve

trovare una corrispondenza, (forse dalla valenza soggettiva?) con un contesto

assolutamente denso di contenuti che fanno eco alle tappe della storia dell’arte

nondimeno che alla riflessione filosofica. Ambiti che riguardano tanto la vita di allora

quanto quella di chi si trova a vivere ora.

Si, perché tanto l’allegoria del Guercino quanto l’uovo di Piero citati da vale, nonché

il tema dello “Still life”, altro non sono che riflessioni sul tema dell’esistenza, che

nelle opere di vale è una ricorrenza costante.

“Quali i legami fra i soggetti che popolano l’esistenza nei quadri o le incisioni

dell’artista?”

Il dipinto dal titolo “GLI AMICI DELL’ARTISTA” realizzato sia in incisione che a olio su

tela, presenta una prospettiva azzardata, “tirata di iscorcio” e quadrettata, proprio

come i rinascimentali facevano per enfatizzare la perfetta costruzione della piramide

rovesciata di impostazione del cono prospettico.

Su di questo scenario si dispiega un piano immaginario che ospita la sfera su cui

siede non l’artista ma la sua immagine. Allo sguardo di lui fa eco quello del gatto,

presenza effettiva nella vita dell’artista, alla base della sfera. Sullo sfondo il rimando

a un’altra piccola sfera contrassegnata sulla superficie da qualcosa che non la rende

cosi omogenea come ci si aspetterebbe.

Cosi individuati singolarmente questi elementi mantengono una identità esistenziale

nel mondo empirico. Ma quale è il tipo di rapporto che li lega?

Che ore sono in questo dipinto? Quale la data?

Niente consente di portare a tangibilità questa scena onirica, in cui il silenzio regna

sovrano e l’ora è quella della mente cosi come il luogo. E di contrasto con la

immobilità incredibile che si osserva, rispetto alla precarietà dell’equilibrio di un

corpo posto su una sfera, ciò che invece si anima di moto inarrestabile è la mente

alla ricerca dei contenuti e del significato che questo scenario con le emozioni

evocate e i contenuti, ancora una volta enigmaticamente si pongono.

Fatto questo che ancora una mostra la concreta compresenza, nei vissuti, della

dimensione empirica e psichica, ovvero di quella dell’essere cosi come quella

dell’esistere nel fatto esperienziale qui fermato in manifestazione artistica.

Essendo il tema dell’esistenza, e soprattutto la ricerca di senso delle cose, del loro

esistere e della natura di rapporto che è possibile instaurare, pertinente qui appare

citare un ciclo pittorico particolarmente caro all’artista, quello degli “ORTUS

CONCLUSUS”, che mette a tema in una variante che si ritrova anche in altre opere,

ovvero il tema del rapporto fra uomo e natura intesa come rapporto anche di valori

sul piano ontologico e dai risvolti inevitabilmente etici e morali.

Il ciclo qui ben rappresentato si compone di opere che mostrano una tendenza alla

composizione contaminata da “horror vacui”, evidente nella congestione spaziale

operata dal proliferare di fiori e fogliame presenti nel del dipinto, (che per altro

spesso e volentieri è assente in altre opere in cui invece l’ariosità degli spazi aperti,

piuttosto che spazi “metafisici” è prevalente) e che nonostante la perizia calligrafica

nella restituzione del soggetto/i, chiaro emerge il senso di un tempo sospeso, di

realtà cristallizzata ospitata in una l’indefinitezza di luogo in cui ciò che si sta

osservando porta con se la domanda se possa effettivamente esistere.

Osservando le opere di questo particolare ciclo pittorico , ci si accorgerà della

presenza di lettere e altri particolari che l’artista dissemina, a tratti nasconde fra il

substrato floreale e vegetale, veicolando cosi un concetto tramite un linguaggio che

è quello scritto, che si inserisce formalmente in un contesto di linguaggio figurato.

Ne scaturisce un’ articolazione decisamente ampia delle aree semantiche derivanti e

dei processi mentali sottesi alla ricezione dei contenuti dell’opera, nonché della

dimensione psichica a cui essa afferisce.

Nel tempo in cui tutto ciò viene osservato, l’opera da algida e immota come si

presenta, può idealmente animarsi: l’avventore all’opera presta il tempo necessario

all’attività di osservazione: quel tempo che è un tempo fisico, per quanto breve,

diviene un tempo mentale e interiore, sottratto alla misurazione, e alle condizioni di

esistenza cosi come ai vincoli che la misura temporale impone al mondo delle cose

empiricamente determinate: diviene in definitiva un tempo assoluto.

Scalando nel processo di decodifica fra le opere che presentano una forte

componente enigmatica e al tempo stesso una forte carica attrattiva è possibile, a

titolo esemplificativo, ma che possa fungere da chiave di lettura per altre opere

presenti in mostra, citare l’opera dal titolo “ICONOCLASTIA NEL GIARDINO DI SAN

MARCO”.

L’episodio che da il titolo all’opera e che vede l’abbattimento del monumento

equestre di Bartolomeo Colleoni, forse l’uomo d’armi e mercenario di terra

bergamasca più noto alle cronache storiche, si svolge non nel primo, nemmeno nel

secondo ma nel terzo piano dell’immagine.

Presenzia una fauna che nella realtà empirica è semplicemente e meravigliosamente

solo fauna, ma che nel pennello di Vale sembra assumere consapevolezza di divenire

citazione vivente d’altri tempi e luoghi, entrando nella dimensione concettuale

“dell’essere” sopracitato: gli attributi presenti che accompagnano a ogni specie, ne

divengono conferma e segno evidente.

Tuttavia il cane in primo piano e il sole che porta al collare, richiamo alchemico forte

e lontano, sono forse la comparsa che propone a un ventaglio di significati, tutti

simbolici, possibili: dell’intera opera sono gli unici soggetti che instaurano un legame

con il mondo empirico cui appartiene l’osservatore , quasi invitando a entrare nella

realtà immaginata dell’opera per conoscerne gli aspetti comuni alla propria

interiorità esperienziale e sentimentale che l’artista ha inscenato secondo il proprio

vissuto, ma che apre a possibili altri significati soggettivi, sempre da scoprire.

In questa opera convivono un fatto storicamente collocato nel tempo e nello spazio

con allusione a una realtà che invece trova la sua attuazione in un ambito

extratemporale o meglio interiore a cui sottende un equilibrio alchemico e simbolico,

certamente non immediato. Simboli appunto, condensati di massime di significati

che dalla dimensione oggettiva di ciò che tutti vedono, si fanno soggettivi nella

valenza che assumono.

3:OSSERVAZIONE E RI-FLESSIONE.

Dall’esperienza e talvolta dalla sensibilità comune, la realtà è concepita in modo

generalmente duale, intendendo con questo l’esistenza di uno scollamento nel

tessuto esistenziale fra la realtà empirica e quella esistente nell’inconscio o anche a

livello psicologico, ossia animistico, quasi che le due fossero entità distinte o d’altra

natura l’una rispetto all’altra.

Questo dualismo si traspone poi direttamente fra ciò che è tangibile e i vissuti

psichici dal carattere interiore.

Nelle opere di Vale è costantemente veicolato un presupposto fondamentale

dell’esistenza, ossia quello della ineludibilità di un rapporto diretto e autentico con il

contesto di riferimento empirico, in special modo con la natura, qui non intesa solo

un senso di elementi naturalistici.

Quello che emerge è soprattutto il rapporto con la natura delle cose, come

proiezione di una condizione interiore e psicologica dal carattere totalizzante,

onnicomprensiva, unitaria e dunque non duale.

In questo senso la realtà empirica osservata e quella interiore danno vita a una

continua ri-flessione di una condizione rispetto all’altra.

Le domande che potrebbero sorgere spontaneamente dopo una attenta

osservazione delle opere in mostra potrebbero essere queste: “Che cosa c’è

davvero?”, “Della realtà che si vede cosa esiste veramente?”

In queste domande compaiono i verbi “essere” e “esistere”, spesso usati

discorsivamente come sinonimi, ma che serbano differenze sostanziali.

Se esistere significa, calarsi nella temporalità e nella spazialità, questo comporta

anche una limitatezza dell’esperienza dell’esistere. Un intervallo compreso tra un

inizio e una fine, nel quale si sperimentano gioia e sofferenza, bene e male e tutte le

altre circostanze esperienziali che mostrano un evidente dualismo.

I soggetti di Vale in questo senso certamente esistono e sono stati per larga parte

esperiti dall’artista stesso. Ma “essere” esprime una condizione sottratta alla temporalità e alla spazialità e si configura esclusivamente come possibilità psichica o animistica.

In questo contesto “dell’essere”, non essendo più vigenti più le condizioni

esistenziali legate alla fisicità e alla temporalità e essendo i soggetti rappresentati

liberi da ogni vincolo del mondo empirico, si liberano anche del senso e del

significato che hanno se legati alla loro immanenza.

Una nuova semantica nel linguaggio artistico di Vale interviene a dare significato alle

sue creazioni cosi che i soggetti singoli diventano elemento significante.

E’ la condizione del sogno, nel quale il narratore diviene anche protagonista e nel

quale ciò che compare ha forse pertinenza con la realtà, ma che in un contesto quasi

onirico assume significati completamente nuovi, dati dai vissuti interiori inconsci, ma

tuttavia non meno reali e tangibili che la realtà empirica da cui ha tratto gli elementi

significanti. Esemplificativo di questo aspetto e perno concettuale è appunto una delle opere

sopra descritte dal titolo“GLI AMICI DELL’ARTISTA”.

La percepita labilità nel dato sicuro, dovuta all’assenza di tempo e alla presenza di

un significato sotteso, ma non esplicitato in immagine in se e per se, genera il

tangibile contrasto con la calligrafica definizione di ciò che compare nelle figura di

Vale e che, quanto si sta osservando nell’opera, possa trovare effettivamente

un’empirica collocazione è già di per se dato significativo; quasi una dichiarazione di

intenti. Nelle opere di Vale è costantemente veicolato un presupposto fondamentale

dell’esistenza, ossia quello della ineludibilità di un rapporto diretto e autentico con il

contesto di riferimento e con la natura, qui non intesa solo un senso di elementi

naturalistici ma soprattutto come proiezione di una condizione interiore e psicologica

onnicomprensiva, unitaria e dunque non duale.

Se è vero che le opere sono pervase da elementi che ognuno può aver sperimentato

nel mondo vegetale e animale, è anche vero che quel mondo pittorico appare

animato da logiche tutte sue, codici comunicativi cifrati, rimandi, aspetti teleologici

non di cosi immediata individuazione ma certamente ricavabili per via intuitiva

qualora si riuscisse a far silenzio fisico intorno a se per lasciare spazio a un dialogo

che si prospetta tutto interiore.

Questa difficoltà nel riscontrare un messaggio univoco risiede principalmente nella

perdita del contatto più intimo e originario con la propria natura e la natura delle

cose, con conseguente perdita della capacità dell’uomo contemporaneo di leggere e

compre tramite il linguaggio simbolico. Quello stesso che Vale usa pressoché

costantemente e consapevolmente, carattere questo di fondamentale e rara

riscontrabilità negli artisti contemporanei e che, ponendoci questa difficoltà nello

sforzo a una visione onnicomprensiva Vale sembra voler sollecitare.

A tal proposito è necessario puntualizzare che il linguaggio simbolico, che condensa i

significati di un contesto o di una tradizione, ha senso solo se inserito in quella

tradizione, che nel caso soggettivo diventa la “propria tradizione”, da qui

l’importanza della conoscenza approfondita della materia di cui si tratta.

Diversamente quello che scaturirà sarà linguaggio muto o incomprensibile, spacciato

ora per ipersensibile ora per iper-concettuale.

In questo senso, Vale propone una pittura colta e sofisticata che passa attraverso il

baluardo della conoscenza degli episodi, luoghi e personalità della storia dell’arte,

dei vissuti personali, della condizione del nostro tempo e ne trae una forma d’arte

con lo scopo di mantenere nella figurazione, un ‘altissima capacità di astrazione

concettuale per comunicare in chiave metafisica.

Si riscontra una logica rigorosa della riflessione sui temi proposti e un un ordine

procedurale nei presupposti dello sviluppo tematico, come quello trasposto in

immagine della processione degli animali itineranti in ordine rigoroso su sentieri che

compaiono nei suoi quadri: sentieri di cui non si conosce origine e destinazione.

Per altro questo digradare della processione fa eco a quelle delle opere di Gentile Da

Fabriano o Benozzo Gozzoli nelle loro adorazioni dei magi) e qui trasposti nel regno

animale con tutto il sotteso implicitamente inerente.

Da dove vengono questi animali? Dove li porta il sentiero? A cosa allude il singolo

elemento empirico di fauna in relazione al valore significante trasposto in elemento

di opera d’arte che la tradizione gli conferisce?

Le risposte da trovare sono finalizzate a cogliere il Vero significato oggettivo, non di

meno di quello che assume valenza soggettiva dietro la manifestazione enigmatica

da recepirsi più con l’intuito che con la ragione, delle immagini di Vale.

Se elemento perturbante esiste esso ha i caratteri di un percepito interiore, sub-

limes coscienziale che nulla lascia trasparire dalla pulizia formale dell’immagine

fruita con l’occhio.

Immagini quindi prodromiche quelle dell’artista, di un avvenimento, un cambiamento

li li a venire quale che esso sia purché venga interiorizzato e fatto confluire

nell’esperienza personale, ma che allo stesso tempo confermano uno zoccolo duro

valoriale codificato dalla tradizione, specie di stampo rinascimentale, che va

assumendo sempre più decisamente una valenza oracolare.

La realtà dei quadri di Vale è una realtà vista, composta cioè da soggetti che presi

singolarmente hanno assolutamente riferimenti empirici riscontrabili: da qui la

capacità attrattiva delle sue immagini.

4.EMPIRIA E SPECULAZIONE: PERMANENZA DI UNA REALTÀ’ UNIVOCA.

Gli stessi elementi figurali che compaiono nelle opere se relazionati sul piano dei

rimandi interiori, creano una realtà tutta mentale e psicologica, ma non per questo,

come si diceva in relazione alla possibilità che possa avere risvolti empirici, essa si

presenti meno reale.

E’ comune l’esperienza delle somatizzazioni di alcune emozioni particolarmente forti

o stati di ansia, cosi come le trepidanti attese di qualcosa di desiderato: similmente

a queste esperienze le emozioni, sentimenti, ricordi, allusioni a determinati contesti,

i dipinti di Vale mirano a loro volta a riattivare memorie occultate dal tempo,

essendo in grado di operare un forte condizionamento umorale, hanno quindi

possibilità concrete di influenzare le azioni, le scelte, i sentimenti trasposti sul piano

empirico. Tutto questo si traduce sul piano pittorico come l’oggettivazione di ciò che per sua

natura, come i sogni o gli stati di parziale coscienza, non sarebbe oggettivabile.

Dunque l’aspetto duale prima citato, accusa in quest’ottica un forte indebolimento a

favore di una concezione della realtà univoca a cui afferisce l’unità di vissuti esteriori

e interiori. Una dimensione in cui anche lo spazio e il tempo unitamente alle

condizioni esistenziali che portano con se, divengono accidentali.

Questo porta a identificare allo stesso modo contenuto e contenitore e che può

essere definito, a buona ragione nel caso di Vale “Natura” nel senso più alto del

termine (natura psichica e caratteriale, ontologiaca, etc) e non certo solo in senso

naturalistico.

Menzione particolare meritano le opere grafiche realizzate a incisione con tecnica ad

acquaforte.

L’aspetto comunicativo, il non detto o il sotteso, il riferimento ad ambiti umorali

percepiti in esperienza sono l’humus sul quale si innestano le opere in bianco e nero

a impressione calcografica.

Anche e soprattutto in questa tecnica denotata da una asciuttezza riduttiva votata

alla essenzialità, il pensiero e le emozioni appaiono accennati e assumono ,se

possibile, ancor più enigmaticità che non nei dipinti.

Nessuna connotazione psicologica marca i volti di qualche comparsa, nessun

particolare distintivo per luoghi, animali o cose, se non i riferimenti ai grandi della

tradizione in questa antica e alchemica arte fra cui si può citare Rembrant per

l’antico e De Chirico fra i moderni che vale ha guardato con attenzione.

Composizioni rigorose nell’esecuzione e una struttura formale essenziale sono

invece il garante di una certa libertà inventiva di scenari possibili ma, sempre, con

risultanze che tengono conto di contenuti a valenza universale pur calati

nell’esperienza soggettiva.

Questa particolare dinamica appare possibile proprio perché quanto emerge dal

segno incisorio appare descrivere una “realtà” univoca, appunto senza tempo ne

spazio.

Piuttosto anche nelle incisioni come nei dipinti si parla di spazi mentali ed emotivi

rispondenti al richiamo di una poetica pervasa da lirismo, ossia che integri dentro se

quell’aspetto di indeterminatezza e pulsione all’azione da cui muove l’afflato vitale e

il contenimento apollineo della ponderata riflessione, che non diviene mai

speculazione fine a se stessa ma piuttosto come mezzi di crescita interiore verso

quella visione univoca e onnicomprensiva della realtà scevra non da dualismo ma da

conflittualità e dal principio di non contraddizione.

Indicare la pertinenza a un ambito di idee vicino al neoplatonismo potrebbe

sembrare riferimento anche troppo lontano nel tempo, tuttavia a dal corpus di opere

e dal lavoro continuo e costante, nonché nella condotta di vita e dell’operare di Vale,

silenziosa, discreta e gentile, che chi lo ha incontrato non potrà che confermare,

unitamente agli esiti del suo lavoro, non appare affermazione fuori luogo.

Tanto più che tale ambito di riferimento è quello che lo stesso vale, in un incontro/

dialogo in stamperia con Corrado Albicocco, dichiarava essere quello a lui in modo

più pertinente riferibile.

5.CONCLUDENDO.

L’itinerario proposto in questa esposizione si propone dunque di illustrare un modo di vivere

e fare arte in una forma certamente non convenzionale ai tempi nostri, nei quali, sopra ogni

altra cosa, nelle manifestazioni artistiche mondane, dalle mostre nei musei fatte con nomi di

grido per massimizzare gli incassi piuttosto che nelle formule delle iniziative dell’arte-fiera a

carattere mercantile, regna sovrana l’idea della necessità del sensazionalismo in ogni forma.

Vale propone invece un’arte apparentemente semplice, piacevole e dal nitore rappresentativo

aderente alla figurazione più classica e genuina della tradizione artistica europea.

Elementi tradizionali si individuano nei continui riferimenti ad artisti, specie

dell’umanesimo e del rinascimento maturo: Piero, Guercino, Cima da Conegliano sono solo

esempi del grande repertorio a cui l’artista attinge.

Insieme ai simboli e ai riferimenti autorevoli, oggetto di citazioni di cui sopra, l’artista porta

all’attenzione soprattutto il pensiero retrostante ciò che gli occhi vedono.

La necessità di sviluppare una visione univoca che valorizzi non soltanto la realtà intesa

come quella delle cose tangibili destinate a un uso pratico, ma soprattutto l’aspetto della

realtà interiore fatta di emozioni, i desideri, riflessione sulle cose della vita e del loro essere

interconnesse, naturale tendenza verso una realizzazione del proprio mondo interiore.

Cosi viste le immagini proposte da Vale appaiono come un’epifania di significati piu che di

personaggi o oggetti fine a loro stessi di cui le comparse sono l’elemento significante,

simbolo e mezzo attraverso il quale la realtà interiore si fonde con quella empirica.

Occorre dunque che l’avventore alle opere di questa esposizione si accosti ad essa nella

consapevolezza che ciò che è dato a vedere è solo il primo passo di un percorso significante,

come recita la prima parte del titolo della mostra.

Tuttavia quegli incontri fatti sul percorso in cui compaiono animali, fiori, spazi aperti,

citazioni storiche e quant’altro, sono solo simboli a cui si deve, a un certo punto del

cammino, conferire valenza soggettiva derivante dai propri vissuti: il significato appunto,

seconda parte del titolo.

Da ciò probabilmente scaturirà una sorta di catarsi, un risveglio, dato dall’accorgersi che ciò

che appare duale, in realtà è un’unica dimensione.

Probabilmente accadrà di cogliere che la realtà delle cose è quella composita di corpo e di

anima o psiche che dir si voglia, del significante e del significato, da cui scaturiscono

vissuti sotto una luce nuova, come filtrata da un prisma che ne mostra le più ampie,

variegate sfaccettature.

Ponte s. Pietro, 9 marzo 2024.