Moderno Arcimboldo, Lorenzo Vale compone simboliche e raffinate allegorie contemporanee: una pittura un po’ illusionistica, fantastica e minuziosa, in cui ogni elemento è immobile e intatto, come se un immaginario ferma-immagine avesse bloccato la scena, hic e tnunc, in un silenzio irreale, anzi iperreale.
Crudeltà in agguato e bellezza sono due opposti che l’artista, colto e con un cursus honorum perfetto, riesce a simbolizzare con grande efficacia e finezza di segno, fondendo percezione sensoriale ed elementi spirituali. Mistero e atarassia, mondo animale e vegetale, apparente assenza della presenza umana in realtà latente in ogni dipinto, oggetti essenziali sono sospesi in un’atmosfera rarefatta e al tempo stesso intensa: ma cosa contengono quei vasi misteriosi? Il senso e i segreti della nostra vita, con i ricordi e il passato – e perché no? i desideri – che debordano dal contenitore, colorati e appena appena un po’ agghiaccianti nella loro algida eppur coloratissima evidenza.
Una verve surreale di sapore quasi nordico – che reinterpreta in chiave personalissima e contemporanea il sapore della miniatura gotica francese, il decorativismo tardo rinascimentale, il manierismo e l’allegoria tardo-cinquecenteschi e settecentesca – connota questi preziosi dipinti: in essi l’elemento onirico e il subconscio, concetti base della poetica del vate del Surrealismo André Breton e di Freud, padre della psicanalisi, sono i veri protagonisti, celati dietro alla rete di sottili allusioni che condeterminano le visioni e le intuizioni criptate da Vale all’interno della sua luminosa arte, connotata da una inquietante serenità. In una sorta di ricerca di sintesi tra il visibile e l’invisibile, il sogno e la vita, l’armonia e il dramma, narrati con raffinata e originale sensibilità pittorica e tecnica ineccepibile.
testo di M. Accerboni: Dipingere il segreto, Painting a secret, redatto in occasione della mostra presso la Sala comunale d’arte di Trieste