Il 23 aprile 2014, ho fatto visita assieme a Lorenzo alla casa dei suoi (Ospedaletto, Gemona), un villino quieto, solare e lì posto come a puntellare, sul retro, un’altura di rocce e bosco. L’interno: quasi una galleria! Tele di medio e piccolo formato narrano di cavalieri, di draghi, di minute figure animali che attraggono per la loro stranita presenza e, ancora, dipinti con sfere dai colori primari su fondi ocra, vasi con fiori sapientemente adunati e, da un balcone, sospesa nel verde, la madre dell’artista, muove, sfoltisce arbusti, ne ha cura, seguendo un ordine proprio e un’idea di natura.
Analogamente l’operare del nostro trae ispirazione da umori e dalla complessità di pensiero: “la mia ricerca è, alla fine, la somma di tutti gli errori che ho commesso (….) ”un procedere (…) come quegli animali subacquei, che vivono nel profondo e pochi hanno visto”.
Ne consegue un’idea del mondo ove confluiscono dati di natura (con codici annessi, cicli vitali, magnificenze) e un flusso onirico che tutto sospende, sopisce, pari a un fermo immagine con incongrue, enigmatiche presenze! Come nel dipinto siglato “Albero alchemico” (2012), nel quale, in un cielo vago, si staglia un improbabile alberello e, tra il fresco/verde della chioma, fanno mostra di sé una lucertola, due farfalle, uccellini, una chiave, poi zinnie, rose, camelie, viole. Sotto l’esile fusto e il vaso (da cui nasce la pianta), un chiarore diffuso rende icastici i profili di un cardellino, d’un melanconico guscio, di fiori e foglia dai toni primari. Oltre il vaso, poggia una biglia blu e, più in là, un cane grigio, che pare ci fissi, lontano e straniato.
Chiudo, citando un’incisione (“Lettere” 2011) ricevuta da Vale, mostra un cestello con dentro lettere d’un abbecedario (c/d/n/r/y), frammenti, forse, d’un pensiero a venire e di cui non sappiamo.
P. Centioni, Alcune considerazioni sulla pittura di Lorenzo Vale, 2012