Paolo Medeossi

I palazzi di Udine non sono clamorosi, maintrigosi sì. Basta varcare i loro portoni e qualche sorpresa spunta sempre. (…) come accade per esempio a palazzo Caiselli, con ingresso in vicolo Florio, diventato sede universitaria ospitando il Dipartimento di storia e tutela dei beni culturali.Il nome –Caiselli- evoca una antica famiglia di origine lombarda, arrivata in città a inizio Seicento per commerciare i tessuti. E quale segno di prestigio acquistò un po’ di case nella zona della attuale riva Bartolini unendole e trasformandole nel tempo, arricchite di affreschi e dipinti (…). Un altro artista visto all’opera nel palazzo di riva Bartolini fu un singolare architetto francese, Jean Le Terrier de Manetot, un avventuriero che alle volte –sbagliando-viene definito napoleonico. Tutt’altro. Come ha documentato lo storico Paolo Foramitti, si trattava invece di un nobile monarchico fuggito dal suo paese a seguito della rivoluzione e poi incalzato dall’avanzata di Napoleone. Per questo motivo, si trasferì prima nella Serenissima dove si dedicò alla progettazione di alcuni palazzi e arrivò così a Udine chiamato dai Caiselli per modificare la facciata del loro edificio secondo regole neoclassiche. Lavoro purtroppo vanificato negli anni Cinquanta quando il disegno originale venne snaturato dal porticato che si vede tuttora. Almeno, nel cortile interno, resta una lapide a ricordo dello sfortunato architetto che, quando Bonaparte giunse dalle nostre parti, dovette scappare ancora più a est finendo in Istria dove guidò un’insurrezione di popolani contro i francesi e a favore degli Asburgo assumendo il nome di conte di Montechiaro. Arrestato, venne portato a Trieste e i suoi connazionali lo fucilarono il primo novembre 1809.

Palazzo Caiselli, al di là della destinazione attuale, può raccontare tutto questo anche grazie alla suggestione delle sale affrescate, degli scaloni e del cortile, spettacolare nella sua essenzialità. (…).

Adesso c’è una sorpresa in più in quanto la sede ospita una mostra, intitolata Pittura Viaggio Infinito, con i dipinti di Lorenzo Vale, artista gemonese,che propone continuamente accenni e riferimenti intensi all’universo e alle visioni rintraccabili nella fantasmagorica città lagunare. Uno dei dipinti più significativi e incisivi si intitola Ritorno a Venezia, dove l’autore si rifà ai modelli del realismo magico (…).Il viaggio intrecciato di visioni e allegorie proposto da Vale merita una visita attenta e curiosa, anche perché le opere, oltre che nei corridoi e nelle sale, sono esposte già nel cortile o lungo gli scaloni, creando un’atmosfera sospesa, remota, immaginifica, come spiega il professor Giovanni Bianchi in un testo rivelatore su tale pittura.

In questo modo, anche il ricordo d’un personaggio originale qual era Le Terrier de Manetot assume un rilievo, offrendo una tenue traccia udinese fra l’Istria, Venezia e Parigi. Ma questo accade sempre -scrisse Alberto Savinio nello splendido Ascolto il tuo cuore, città”-a chi cerca l’anima segreta delle cose.

Paolo Medeossi: i dipinti di Lorenzo Vale a Palazzo Caiselli, 2015