L’esperienza del Sacro è presente nell’uomo dal momento in cui egli prende coscienza del mistero insondabile della Natura e della Vita. Nel quotidiano è possibile riconoscere la sua valenza immergendosi direttamente nella Natura, o dialogando con le opere d’arte che conservano in se stesse una dimensione metafisica (la sua assenza, infatti, significherebbe la mortificazione del Sacro. G.Celant).
Il Sacro contemporaneo di Lorenzo Vale suppone la presenza di una dimensione vitale, un incanto che fa nascere stupore, meraviglia, riverenza e muove alla sua celebrazione, secondo le molteplici forme della ritualità. Ogni vera esperienza estetica, infatti, è anche un’esperienza estatica, se ci conduce altrove, oltre la finitudine. Il termine estetica nel senso originario dell’etimologia greca, cioè “sentire, percepire, captare”, mostra come essa rimandi sempre alla percezione di un livello di realtà al di là dell’ordinaria attestazione dei sensi.
Il lavoro di ricerca di Lorenzo Vale induce all’estasi proprio a partire dall’eccedenza della vita che si manifesta nella maestà della Natura: negli infiniti uccelli e fiori e animali che poggiano su rami di alberi imponenti; nella dolcezza della maternità; nel volo frenetico di stormi di colombe bianche; nello sguardo attonito dei gatti; nella postura di giovani ragazzi che ci osservano con tono interrogativo; nell’ordine meditato dei pastelli colorati e dei libri da leggere; nel silenzio della cosità. Ogni protagonista delle opere è Natura immersa in una realtà semplice e intensa, satura di senso e di bellezza, una realtà che pretende ascolto attraverso ragione, volontà, tecnica e sentimento.
La Natura presente nelle opere del pittore friulano è percepita innanzitutto come fonte, come ciò che rende possibile il sorgere sempre nuovo della vita. Lo attesta anche la lingua nel sostantivo natura-nascitura, participio futuro del verbo nascor, ‘nascere’, fenomeno che genera a sua volta atteggiamenti quali cura, rispetto e anche venerazione, adorazione.
Una delle più lucide formalizzazioni contemporanee di questa prospettiva si deve ad Albert Schweitzer, teologo, filosofo, musicista, medico, Nobel per la pace nel 1952, che riassunse la sua visione nell’assioma Ehrfurcht vor dem Leben, tradotto con “rispetto della vita”, ma che rende meglio con “reverenza per la vita”.
In Lorenzo Vale l’attenzione per la Vita-Natura, e per tutti gli elementi che egli rappresenta, si traduce in descrizione preziosa e precisa dei particolari, anche i più minuti e frammentati.
Il pensiero, il carattere e le emozioni di ciascuno sono invece solo accennati e restano enigmatici. I protagonisti non hanno connotazioni psicologiche particolari o caratteristiche distintive, sono figure allegoriche tratteggiate attraverso aggettivi visivi, formali e coloristici particolari.
chiari, che evocano una poetica arcaica.
Le composizioni risultano quindi razionali, pattern dallo stile severo, castigato, semplice, sobrio: predomina sempre una struttura formale minimale e una tavolozza inedita, che non copia ma imita la natura, lasciando scoperto il gioco della finzione artistica.
Conoscere e osservare la Natura è il metodo che Lorenzo Vale utilizza per estrarre dai modelli reali elementi utili a creare quella semplicità incantata irraggiungibile altrimenti, inesprimibile in altro modo. Apparentemente egli riproduce modelli quasi immobili, idealizzati, oserei dire neoclassici per quel tanto di universalità e uniformità che essi possono esprimere compiutamente, proprio perché vuole riferirsi a forme e verità senza tempo e senza spazio geografico: ovunque e in nessun luogo sta il suo mondo classico, “bello/ideale, sacro/profano,” le cui dimensioni liriche sono essenzialmente contemplative, mai speculative o narrative.
Alessandra Santin, LORENZO VALE / SACRO è PROFANO Ca’ Lozzio 2019