Non ricorda quali strade ha percorso, ma ora si trova là. E’ un dato di fatto. Il luogo gli trasmette una sensazione di inquietante familiarità. Forse c’è già stato da bambino, pensa.
Alla memoria si presenta un ricordo di gioco, incerto, una palla rossa.
Dai vasi, con l’evidenza dei loro colori i fiori lo interrogano. Perché si trova là? Decide di urlare il proprio nome, così, tanto per provare. Il suono della voce si condensa in una moltitudine di minuscoli cristalli che senza rumore piovono al suolo, una superficie piatta e uniforme, senza asperità, che si confonde con il cielo. In lontananza alcuni animali. Che ci sia da temere? Rivolge lo sguardo al polso. L’orologio non ha più lancette. Decide di rimanere lì: in attesa.
Sandro Pellarin, Portogruaro, 2011