Giovanni Bianchi

Le ultime opere di Lorenzo Vale sono realizzate secondo quello stile particolare che, nel tempo, l’artista ha messo a punto evidenziando una assoluta sicurezza nella resa pittorica.

Riferendosi ad un mondo visivo fantastico – tutto suo – in cui troviamo richiami alla natura, agli animali, alla storia dell’arte, ai “cari” oggetti quotidiani, agli affetti familiari, alla sua vita, Vale elabora le sue composizioniche non raffigurano situazioni reali ma immaginarie, con la precisa volontà di meravigliare e incuriosire lo spettatore.

I suoi lavori ci portano a prendere in considerazione illirico rapporto che può instaurarsi tra realtà e immaginazione, sottolineando come, pur partendo dalla rappresentazione del reale, si possa dare vita a visioni affascinanti, misteriose, poetiche, luminose e rassicuranti ma talvolta inquietanti, oscure,intriganti.

Lo stile è volutamente semplice, potremmo anche definirlo semplificato, preciso e attento nel rendere riconoscibile ogni forma o figura per attirare l’attenzione sui soggetti raffigurati, sulle loro ambiguità, evidenti o nascoste, sulla molteplicità di significati e di interpretazioni che essi possono evocare e suggerire.

Ben consapevole che ogni immagine ha origine da suggestioni provenienti dalla nostra psiche, dalle nostre esperienze legate al dato sensibile, dalle nostre emozioni, Vale compone sintesi visive con l’intenzione di attivare una riflessione.

I suoi dipinti non puntano tanto ad un coinvolgimento sul piano emozionale quanto su quello mentale insistendo sulla cura e precisione nella resa di ogni soggetto, di ogni particolare.

Gli scenari risultano immobili, bloccati, immersi in un tempo sospeso, e le figure, gli oggetti si isolano nello spazio, avvolti nel silenzio di un’eterna attesa.

Un linguaggio pittorico atto a rivelare l’esistenza di un processo inconscio, che può sorgere e manifestarsi in ogni momento, e che può essere in parte decriptato.

I colori sono generalmente luminosi, ma freddi, e contribuiscono a creare un’atmosfera nitida in cui ogni cosa è bloccata in un “fermo immagine”che cattura un istante, annullando così il naturale scorrere del tempo.

Nei dipinti di Vale sono ricorrenti immagini di animali, molte delle quali tratte da giocattoli, che divengono inevitabilmente soggetti di rappresentazione allegorica e di significati simbolici. Bisogna però sottolineare che l’artista ne propone una visione personale, portando sulla tela le sue ansie, i suoi desideri, caricando gli animali di nuove simbologie, a volte umanizzandoli o ibridandoli.

Possiamo dunque trovare cani, gatti, cavalli, scoiattoli, cerbiatti, farfalle ma anche pesci, tigri, scimmie, elefanti ma soprattutto uccelli di ogni tipo, dalle colombe alle civette.

Generalmente questi uccelli non sono colti mentre volano ma bensì appollaiati, ritmicamente, su alberi sostanzialmente spogli, i cui rami si “irraggiano” nello spazio,e cheinevitabilmente alludono ad una simbologia di nascita e rinascita (spesso sui rami si scorgono piccole foglie verdi, fiori e frutta). Alberi della vita, dunque, che hanno solide radici e che ancora crescono rigogliosi, ma anche alberi della cultura antica, della conoscenza, lì dove il tronco è di fatto sostituito dal volto di una scultura classica da cui hanno origine i diversi “rami” del sapere.

Anche l’omaggio all’antico (al mondo classico) è un tema frequente nei dipinti di Vale che lo sviluppa con la sensibilità di un archeologo ma, al tempo stesso, con uno spirito romantico.

Il mondo arcaico, evocato da muti volti di sculture antiche, va letteralmente scoperto nelle profondità del mare, tra fiori, tra fitte siepi sempreverdi o tra l’erba di un prato incolto. L’omaggio alla scultura potrebbe anche alludere a quel processo, messo in atto dall’artista, di “pietrificazione” dello spazio e del tempo.

Tra le opere risulta particolarmente significativa quella intitolata Il poeta (2019), che possiamo considerare una sorta di autoritratto. In questa vengono esplicitati tutti gli elementi che per Vale concorrono a definire la figura del “poeta-artista” e della sua poesia.

Gli animali, i riferimenti alla storia dell’arte, la letteratura (in tutte le sue declinazioni), i giocattoli, la natura. È assolutamente significativo che la figura del poeta diventi l’alter ego dell’artista perché in questo modo viene ulteriormente messo in evidenza come il processo pittorico si manifesti a seguito di un’azione intellettuale complessa e meditata.

A tale proposito indicative possono risultare le parole di Leonardo da Vinci: “La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. Adunque queste due poesie, o vuoi dire due pitture, hanno scambiati i sensi, per i quali esse dovrebbero penetrare all’intelletto”.

Nella produzione pittorica di Vale non mancano opere dedicate alla natura, soprattutto ai fiori, talvolta recisi, soggetto questo che allude alla vanitas, allo scorrere del tempo e alla fugacità della bellezza, temi particolarmente cari all’artista.

In alcuni dipinti i fioridivengono una sorta di pattern, un motivo decorativo che potrebbe essere replicato all’infinito. Simboli di bellezza e fragilità, i fiori riempiono la superficie della tela in maniera ritmica e si stagliano su foglie di colore verde intenso, sotto l’effetto di una sorta di horror vacui. Tra le foglie e i fiori possono però nascondersi lettere che vanno a comporre misteriose scritte, belve feroci e aggressiveo innocui animali, oggetti simbolici (come piccoli soli raggianti). Una realtà che si compenetra con altre realtà per dar vita all’immaginazione.

Talvolta i fiori e le foglie formano una fitta siepe che crea quasi un muro “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.

Una barriera naturale che blocca il nostro sguardo e suscita in noi la possibilità di fantasticare quello che essa può celare. La siepe può trovarsi immediatamente oltre ad una finestra, negando quindi la possibilità di affacciarsi per vedere cosa c’è all’esterno, o riempire il vano di un antico portale, impedendo alla nostra vista di andare oltre suggerendoci così la percezione di una realtà altra.

In questo modo siamo invitati ad intraprendere un viaggio “mentale”, per aspera ad astra, attraverso le asperità fino alle stelle.

In alcune opereVale sembra riprendere le teorie del poeta Pierre Reverdy, tanto care ai surrealisti, secondo cui l’immagine poetica nasce dalla contrapposizione di elementi estranei tra di loro e apparentemente inconciliabili: più le due realtà sono lontane più il legame lirico sarà forte e incisivo.

Questo lo possiamo ritrovare nell’inevitabile incontro/scontro tra un cavallo e una tigre in un asettico e bianco spazio urbano, caratterizzato da un impossibile gioco di ombre, o in Iconoclastia nel giardino di S.Marco (2021) dove si può vedere in primo piano un cane, che porta al collo un sole raggiante, seduto accanto ad un albero sui cui rami si trovano uccelli e altri animali ognuno dei quali è associato a immagini simboliche molte delle quali direttamente riferite ad opere di artisti contemporanei. Nel prato fiori, animali, oggetti e reperti archeologici, mentre sul fondo di questa idilliaca visione si vedono tre uomini intenti a rimuovere da un’alta colonna il monumento equestre di Bartolomeo Colleoni, del Verocchio, che ancora oggi svetta sul suo basamento in Campo Santi Giovanni e Paolo, difronte alla Scuola Grande di San Marco, a Venezia. Un’azione iconoclasta nell’immaginifico giardino di S. Marco.

Parallelamente alla produzione pittorica Vale ha sempre portato avanti il suo interesse per l’incisione, prediligendo la tecnica dell’acquaforte che gli permette di ottenere suggestivi effetti chiaroscurali.

Inevitabilmente, in mancanza del colore, l’artista si concentra sulle possibilità espressive del segno. I soggetti trattati sono spesso gli stessi affrontati in pittura ma si caricano di atmosfere più cupe e misteriose. Così l’ordinata e composta processione di misteriosi cavalieri verso il Paradiso risulta ancora più significativa proprio grazie al graduale passaggio dalle tenebre alla luce. Inquietante risulta l’occhio, verso cui convergono figure, oggetti e animali, che suggerisce la possibile visione di una realtà “invisibile”, mentre suscita un senso di angoscia la brulicante folla composta da una moltitudine di figure colte in vari atteggiamenti, tra cui si scorgono ancora animali e altri soggetti. La fiumana di figure, che risulta compatta enon permette spazi vuoti, sembra precipitarci addosso e minaccia di travolgerci.

Una suggestione quasi orientale invece è riscontrabile nella xilografia I guardiani dell’albero sacro (2018) che rappresenta, in un marcato bianco e nero, solitari uccelli che dall’alto dei rami custodiscono e preservano i suoi segreti

Giovanni Bianchi, “Una lucida Visione dell’Immaginazione”, Venezia, dicembre 2021